"Vita e destino", di Vasilij Grossman

Ho impiegato molto tempo, a leggere questo libro: quasi quattro mesi, ma se li meritava tutti, perchè non poteva essere una lettura rapida o distratta.
E ho maledetto, in questo caso, la mia scelta di leggere il libro in versione digitale: l'ho infarcita di segnalibri virtuali, ma ho sofferto il non avere sotto mano e sotto gli occhi, in questi mesi, le ottocento pagine di carta per sottolineare, riprendere, risfogliare all'indietro.
Una vicenda così multidimensionale e complessa rivendica una lettura non sequenziale, non lineare: e paradossalmente è più facile praticarla sul cartaceo, riempiendolo di orecchie e segnalibri colorati che ti riportino più velocemente a rileggere quel che Grossman ha tessuto fin lì.
(Si, d'accordo, un ebook fatto come dio comanda aiuta senza dubbio a navigare tra le note: ma la fisicità e staticità delle pagine di carta fornisce, da un lato, un riferimento direi topografico e fotografico utile in una simile complessità e, dall'altro, se pur esile come lo spessore delle pagine stesse, una ulteriore dimensione di profondità che in questo caso si rivela necessaria, come nello studio di un saggio - fine della parentesi).
Molti sono gli scenari, e decine i personaggi (tra cui moltissimi quelli storici e reali), le cui vicende si estendono a raggiera avendo come punto di partenza la famiglia del fisico Štrum nel periodo storico in cui si svolge la battaglia di Stalingrado.
Stalingrado, dunque, ma anche i campi di concentramento nazisti, i gulag sovietici, la Lubjanka, una centrale elettrica, i luoghi dello sfollamento...
Grossman ad esempio ci conduce, dopo un lungo e terribile viaggio in treno merci, per mano a una donna e ad un bambino fin dentro la camera a gas nel momento fatale, nonostante la nostra disperata preghiera che si fermi prima, che ci grazi, che ci risparmi; o ci fa seguire alla Lubjanka l'interrogatorio di Krymov, bolscevico di ferro che nel '37 partecipò attivamente, con le proprie delazioni, alla feroce purga staliniana: e ora si ritrova davanti un "cittadino istruttore" che lo accusa di tradimento; o ci fa vivere la quotidianità nella postazione russa "casa 6/1" assediata dall'artiglieria nazista, o l'attacco dei carristi sovietici...

Nelle vicende raccontate, Grossman si ferma spesso a compiere riflessioni sull'uomo, sul male, sul destino: alcune banali, molte altre semplicemente indimenticabili.

Trattasi dunque di libro denso, complesso, importante, ed in un certo senso desolante: ma sicuramente da rileggere.
(Vi perderete, come ho fatto io, tra i mille cognomi sovietici che vi suoneranno simili e i nomi propri che cambiano a seconda del grado di confidenza di chi li pronuncia: farsi una mappa cammin leggendo non è affatto una cattiva idea; alla seconda lettura sarò meno impreparato!).

Ah, dimenticavo: questa esperienza mi fa dire che "Guerra e pace" lo leggerò su carta.

(Invece, come dissi altrove, "Don Chisciotte" di Cervantes che ha migliaia di note ma un flusso che non richiede troppe navigazioni iperspaziali, su ebook è molto più fruibile che su carta...)

Letto tra marzo e giugno 2013.

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